Itaca è la meta. Il poeta dice che non dobbiamo temere gli incontri che faremo. Che il regalo di Itaca è il bel viaggio. Che la saggezza che ci verrà dal viaggio intrapreso ci farà capire "un'Itaca cos'è"... Il viaggio continua.....

Io l'ho letto... e tu?
Camminarsi dentro - Armando Editore
Camminarsi dentro
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giovedì, marzo 31, 2005

"...le parole sono importanti:

chi parla male pensa male,

e chi pensa male vive male...."

(moretti)

Postato da: malibra a 19:01 | link | commenti (10)

giovedì, marzo 24, 2005

DONNE IN RINASCITA di Jack Folla

 


Più dei tramonti , più del volo di un uccello,
 la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.

Che uno dice: è finita.

No, non è mai finita per una donna.

Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.

Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.

E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.

Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.

Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.

Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".

E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.

Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.

Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.

Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.

Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.

E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.

"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
 Se lo sono chiesto tutte.

E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle
inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?

E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.

Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.

Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.

E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.

Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.

Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te l'aspetti...

(presa in prestito da cathy dreams su volobliquo)

 

Postato da: malibra a 11:13 | link | commenti (18)

sabato, marzo 19, 2005

questa mattina

spiaggia deserta

solo qualche pescatore

uno spazio per comunicare con me stessa

ho immaginato di trovare una porta nascosta dietro i banchi di nebbia

e di venir catapultata in un altro mondo...

ma forse ci sono già....

devo solo riconoscerlo.

la nebbia che avvolgeva ancora tutto

Postato da: malibra a 12:19 | link | commenti (8)

mercoledì, marzo 16, 2005

La ragazza delle arance

un libro pieno di poesia ed amore per la vita

Postato da: malibra a 19:46 | link | commenti (9)

martedì, marzo 15, 2005

mi racconto delle favole.....probabilmente i miei figli direbbero che "mi faccio i film"
perchè voglio continuare a leggere la vita come una favola.
mi si potrebbe dire che così perdo contatto con la realtà,
ma io non la vedo così, a me pare, in questo modo, di farne una lettura più ampia......
e cmq in tutte le fiabe, che si rispettino, ci sono i mostri, le nostre paure ed infine il nostro coraggioso riscatto.
trascrivo una bellissima fiaba che ho preso in prestiro da un libro della Pinkola Estés...credo sia di origine inuit
LA DONNA SCHELETRO
Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l'aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. L'amo del pescatore scese nell'acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: "Ne ho preso uno proprio grosso!" Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all'amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all'amo.Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d'avorio.
 
Quando si volse, l'intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak.
"Ah!", urlò l'uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. La gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo.
Alla fine l'uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all'interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell'oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro.
Ma quando accese la lampada all'olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e prese a liberarla dalla lenza. "Ecco, ecco", prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. E continuò nella notte, e la coprì di pellicce per tenerla al caldo. Cercò la pietra focaia e accese il fuoco. Lei non diceva una parola - non osava - perché altrimenti quel cacciatore l'avrebbe presa e gettata agli scogli.
All'uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall'occhio di chi sogna, quando c'è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all'uomo. La Dona Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d'improvviso sentì un'immensa sete. Si trascinò accanto all'uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima. Quell'unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Frugò nell'uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore. Mentre suonava si mise a cantare: "Carne, carne, carne!". E più cantava più si ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E poi cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il suo cuore nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell'altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

Postato da: malibra a 12:44 | link | commenti (4)

venerdì, marzo 11, 2005

i miei pensieri sono così in questo momento.

ho cercato di riporli con ordine sullo scaffale...

ma non ne vogliono sapere...

cercherò almeno di far ordine fra le carte  sulla mia scrivania......mi sembra più semplice :-)

Postato da: malibra a 16:57 | link | commenti (8)

mercoledì, marzo 09, 2005

l'isola che non c'è

E. Bennato

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all'isola che non c'è.

Forse questo ti sembrerà un strano,
ma la ragione ti ha un po' preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un'isola che non c'è.

E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!

Son d'accordo con voi,
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c'è mai la guerra,
forse è proprio l'isola che non c'è
... che non c'è.

E non è un'invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te.

Son d'accordo con voi,
niente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è?
Niente odio e violenza,
né soldati, né armi,
forse è proprio l'isola che non c'è
... che non c'è.

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l'isola che non c'è!
E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!

Postato da: malibra a 10:12 | link | commenti (7)

venerdì, marzo 04, 2005

 

fa freddo, ma sento la primavera nell'aria

così sono uscita presto ed ho comprato primule

ora sono davanti a me in tutto il loro splendore

Postato da: malibra a 09:49 | link | commenti (11)

giovedì, marzo 03, 2005

visualizzazione

la scena si svolge in una città futuribile. Camminando si sentono fruscii e lo scroscio di fontane. Man mano che si procede si incontrano forme morbide e cangianti . I raggi di sole si aprono su angoli di verde rigoglioso intorno a cui si riuniscono gruppi di persone.

abbandonando la via principale l'aspetto delle costruzioni acquista un'atmosfera più antica dove si aprono gli ingressi di negozi molto particolari e privi di personale addetto alla vendita.

l'attenzione viene colpita da uno in particolare, che nei suoi scaffali di vetro satinato e dal tatto caldo mette in bella mostra oggetti di cui non si capisce l'utilizzo possibile.

dietro un bancone vuoto campeggiano le regole del negozio:

chiunque voglia portare via un oggetto, può farlo, a patto che lasci qualcosa di suo...qualcosa che non vuole....qualcosa che vuole lasciare o dedicare a qualcuno.

giro per gli scaffali, accarezzando gli oggetti con gli occhi.

trovo un libro, un libro dalla copertina di tela, che pare stia lì da lungo tempo.

lo prendo...mi piace.....è per me...ha le pagine bianche

devo lasciare qualcosa di mio.

lascio una carezza.

la deposito in una scatola di cristallo trasparente ed aperta...perchè deve respirare.

posso fare un pacchetto....ci sono tanti tipi di carta e nastri diversi.

scelgo della carta sottile che fruscia delicatamente fra lemani.

è una carta rosa.....non è un colore che amo...ma mi piace

quando ho chiuso per bene e con delicatezza il pacchetto, lo lego con del nastro di seta giallo oro e luminoso come un raggio di sole.

Con il mio pacchetto in mano esco tenendolo bene in vista e cammino a lungo per tornare da dove sono venuta con il mio tesoro avvolto in carta rosa.

 

Postato da: malibra a 19:46 | link | commenti (6)

martedì, marzo 01, 2005

 

Postato da: malibra a 19:22 | link | commenti (8)



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